La transizione energetica è ormai riconosciuta come uno dei passaggi decisivi per il futuro economico e ambientale dell’Europa. Tuttavia, in Italia lo sviluppo degli impianti da fonti rinnovabili continua a procedere con difficoltà. Un recente report presentato da Legambiente durante il KEY – The Energy Transition Expo evidenzia infatti una situazione complessa, in cui numerosi progetti restano bloccati nelle fasi autorizzative e amministrative.
Una lunga fila di progetti in attesa
Secondo i dati analizzati dall’associazione ambientalista, all’inizio del 2026 risultavano 1.781 progetti legati alle energie rinnovabili ancora in fase di valutazione. Di questi, circa il 70% non ha ancora completato il percorso autorizzativo, rimanendo in sospeso tra verifiche tecniche, pareri istituzionali e passaggi burocratici.
Una parte significativa di queste iniziative è ferma nella procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA)prevista dal quadro normativo nazionale e collegata agli obiettivi energetici del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima. In altri casi, i progetti attendono decisioni da parte del Consiglio dei ministri oppure pareri di organismi legati alla tutela del patrimonio culturale e paesaggistico.
Il nodo delle autorizzazioni
Il report mette in evidenza come il principale ostacolo non sia l’assenza di iniziative industriali o di investimenti nel settore, ma piuttosto la complessità delle procedure amministrative. Tra iter lunghi, competenze distribuite tra diversi enti e continui passaggi tecnici, i tempi di approvazione possono dilatarsi notevolmente, rallentando l’avvio di nuovi impianti.
Questa situazione produce un paradosso: mentre la domanda di energia pulita cresce e il settore tecnologico è pronto a realizzare nuovi impianti, molti progetti restano bloccati prima ancora di arrivare alla fase costruttiva.
Il calo delle nuove richieste
Un altro dato significativo riguarda il numero di nuovi progetti sottoposti alle procedure ambientali. Dopo due anni caratterizzati da un forte incremento delle richieste, nel 2025 si è registrata una riduzione di oltre il 75% delle nuove istanze di valutazione ambientale rispetto all’anno precedente.
Il rallentamento potrebbe essere legato proprio all’incertezza dei tempi autorizzativi: quando le procedure diventano troppo lunghe e imprevedibili, gli operatori tendono a rinviare o ridimensionare nuovi investimenti.
Una sfida decisiva per il futuro energetico
Il quadro delineato dal rapporto non riguarda soltanto il settore industriale, ma l’intera strategia energetica del Paese. L’Italia, infatti, deve accelerare l’installazione di nuovi impianti per raggiungere gli obiettivi fissati al 2030 in termini di capacità rinnovabile e riduzione delle emissioni.
In un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche e volatilità dei prezzi delle fonti fossili, lo sviluppo delle rinnovabili rappresenta anche una questione di sicurezza energetica e indipendenza economica.
Tra ostacoli e opportunità
Il rapporto sottolinea comunque che le potenzialità non mancano. I progetti esistono, gli investimenti sono pronti e le tecnologie sono mature. Ciò che serve è un sistema capace di rendere più efficienti i processi decisionali, garantendo al tempo stesso tutela ambientale e tempi compatibili con la transizione energetica.
In altre parole, la sfida non è solo costruire nuovi impianti, ma creare le condizioni istituzionali e amministrative perché questi possano diventare realtà.
Per un Paese come l’Italia, ricco di risorse naturali come sole e vento, accelerare lo sviluppo delle energie rinnovabili significa non solo contribuire alla lotta ai cambiamenti climatici, ma anche rafforzare la competitività del sistema economico nel lungo periodo.


