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Negli ultimi cinque anni la riqualificazione energetica del patrimonio residenziale italiano ha vissuto una fase di forte espansione. Un’accelerazione legata soprattutto ai meccanismi di incentivazione introdotti a partire dal 2020 – Superbonus, sconto in fattura e cessione del credito – che hanno accompagnato il settore fino alla loro definitiva conclusione, fissata al 31 dicembre 2025.

A offrire una fotografia dettagliata di questo ciclo straordinario è l’Osservatorio sulla Riqualificazione Energetica realizzato da Humans&Data, basato sui dati proprietari di Harley&Dikkinson. L’analisi prende in considerazione oltre duemila interventi distribuiti sull’intero territorio nazionale, restituendo una visione concreta degli effetti tecnici, ambientali ed economici delle politiche di incentivo.

Un patrimonio edilizio profondamente trasformato

Gli interventi esaminati hanno interessato complessivamente circa 2,4 milioni di metri quadrati di superficie riqualificata. In tutti i casi analizzati è stato certificato un miglioramento minimo di due classi energetiche, mentre il salto medio registrato a livello regionale è pari a 4,5 classi, un dato che testimonia la profondità delle riqualificazioni realizzate.

Dal punto di vista ambientale, il beneficio stimato in termini di riduzione delle emissioni si attesta intorno ai 25 chilogrammi di CO₂ per metro quadro all’anno. Per garantire l’omogeneità del dato, il campione è stato ricondotto a 931 interventi con informazioni complete. È importante sottolineare che le stime si basano sui valori teorici contenuti negli Attestati di Prestazione Energetica e non su un monitoraggio diretto e continuativo dei consumi reali.

Prima e dopo: come cambiano le classi energetiche

Prima degli interventi, il quadro energetico degli edifici analizzati era fortemente sbilanciato verso le classi meno efficienti. Oltre tre quarti del campione si collocava nelle fasce più energivore, con una concentrazione particolarmente elevata nella classe F. Le classi ad alta efficienza, dalla A1 alla A3, rappresentavano una quota marginale del patrimonio considerato.

La situazione cambia radicalmente dopo la riqualificazione. Più del 60% degli immobili raggiunge una delle quattro sottoclassi della classe A, con una presenza significativa della A4. Anche le classi B e C assumono un peso rilevante, mentre le categorie energetiche peggiori risultano quasi completamente eliminate. Nel complesso, i dati indicano uno spostamento strutturale del patrimonio edilizio verso standard di efficienza elevati, difficilmente immaginabili prima del 2020.

Effetti concreti sulle bollette

Il miglioramento delle prestazioni energetiche si traduce in un impatto economico diretto per le famiglie. Il risparmio medio stimato è pari a poco più di 12 euro per metro quadro all’anno. Il calcolo si basa sull’indice di prestazione energetica EPgl,nren riportato negli APE, rapportato alla superficie degli immobili e valorizzato sulla base dei prezzi medi dell’energia nel periodo di riferimento.

Applicando questi valori a casi concreti, un appartamento di 100 metri quadrati registra un risparmio annuo superiore ai 1.100 euro, mentre per una villetta unifamiliare il beneficio può superare i 1.800 euro. I risultati più significativi si osservano negli interventi più radicali: il passaggio dalla classe G alla A4 genera risparmi prossimi ai 30 euro al metro quadro, mentre dalla F alla A4 si superano i 20 euro al metro quadro annui.

Gli interventi più ricorrenti

L’analisi dei cantieri evidenzia una netta prevalenza degli interventi sull’involucro e sull’edificio nel suo complesso. Il cappotto termico risulta presente nella quasi totalità dei casi, confermandosi come la misura più diffusa per migliorare le prestazioni energetiche.

A seguire, l’installazione di impianti fotovoltaici interessa oltre la metà degli edifici, spesso in assenza di sistemi di accumulo. Gli interventi di miglioramento sismico sono anch’essi molto diffusi, a dimostrazione di come gli incentivi abbiano favorito approcci integrati alla riqualificazione.

Nei singoli appartamenti, la sostituzione degli infissi rappresenta l’azione più frequente, seguita dall’ammodernamento degli impianti di climatizzazione. Schermature solari e fotovoltaico trovano spazio in una quota rilevante degli interventi, segnalando una crescente attenzione all’efficienza complessiva e all’autoproduzione energetica.

Le differenze territoriali

Dal punto di vista geografico, il Mezzogiorno concentra la maggior parte degli interventi analizzati e registra mediamente i salti di classe energetica più elevati. Il Nord Italia, pur rappresentando una quota più contenuta dei cantieri, mostra una maggiore presenza di edifici riqualificati nelle classi intermedie, segno di un patrimonio di partenza mediamente più efficiente.

A livello regionale, Sicilia, Campania e Lombardia guidano la classifica per numero di interventi. Se si guarda invece alla superficie complessiva riqualificata, Sicilia e Lombardia si confermano ai primi posti. I miglioramenti medi più consistenti si osservano in Sardegna, Puglia e Calabria, mentre gli incrementi risultano più contenuti in regioni come Friuli Venezia Giulia, Toscana e Lombardia.

Uno scenario che apre nuove riflessioni

I dati dell’Osservatorio mostrano con chiarezza come il ciclo di incentivi 2020–2025 abbia prodotto una trasformazione profonda del patrimonio residenziale italiano. Allo stesso tempo, la conclusione delle misure straordinarie apre una fase nuova, in cui sarà necessario ripensare modelli di intervento, strumenti finanziari e strategie di lungo periodo per continuare il percorso di efficientamento energetico in modo strutturale e sostenibile.

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