La Conferenza Unificata ha raggiunto l’intesa sullo schema di decreto che modifica il Conto Termico 3.0. Tra i temi principali: gestione delle risorse, prenotazioni delle pubbliche amministrazioni e incentivi per i piccoli Comuni.
Il Conto Termico 3.0 si avvia verso una revisione. Il 22 ottobre 2026 la Conferenza Unificata ha dato il proprio via libera allo schema di decreto predisposto dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) per aggiornare le regole introdotte dal decreto ministeriale del 7 agosto 2025.
Il provvedimento interviene su alcune criticità emerse nei primi mesi di applicazione del meccanismo, soprattutto nella gestione delle risorse e nell’accesso agli incentivi.
Le Regioni e le Province autonome hanno espresso parere favorevole, accompagnandolo con osservazioni e proposte di modifica non vincolanti. L’intesa rappresenta un passaggio dell’iter, ma non rende ancora operative le nuove disposizioni: per conoscere le regole definitive occorrerà attendere l’adozione e la pubblicazione del decreto.
Perché è prevista una revisione
Il Conto Termico 3.0 sostiene interventi per l’efficienza energetica degli edifici e per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili. È rivolto, secondo le condizioni previste dal decreto, a pubbliche amministrazioni e soggetti privati.
L’elevato numero di richieste ricevute nei primi mesi del 2026 ha evidenziato la necessità di chiarire il funzionamento dei tetti di spesa e la ripartizione delle risorse tra le categorie di beneficiari.
Il correttivo interviene proprio su questi aspetti, oltre a proporre modifiche alle modalità di pagamento dei contributi e ad alcuni requisiti tecnici.
Risorse annuali: confermati i 900 milioni di euro
Lo schema mantiene la dotazione complessiva di 900 milioni di euro annui, ma propone una nuova gestione delle risorse.
In particolare, prevede una disponibilità minima di 300 milioni di euro per le pubbliche amministrazioni e 300 milioni per i privati, con maggiore flessibilità nell’utilizzo delle somme residue.
Il testo introduce anche una soglia di salvaguardia. Se gli impegni di una delle due categorie raggiungono i 600 milioni di euro, oppure se viene raggiunto il limite complessivo di 900 milioni, per i successivi 60 giorni sarebbe possibile presentare soltanto richieste ad accesso diretto. Al termine della finestra è prevista la chiusura dello sportello.
La revisione interviene inoltre sulle modalità con cui il GSE monitora la spesa, considerando gli impegni relativi a un periodo mobile di tre anni.
Prenotazioni delle pubbliche amministrazioni
Un tema centrale riguarda la prenotazione degli incentivi, la procedura che consente alle pubbliche amministrazioni di richiedere il contributo prima della realizzazione degli interventi.
Le Regioni chiedono regole che rendano più prevedibile la disponibilità delle risorse e consentano agli enti di programmare i lavori con maggiore certezza.
Tra le proposte presentate figurano una riserva minima di 200 milioni di euro per le prenotazioni e un periodo aggiuntivo per completare le domande dopo il raggiungimento del limite di spesa. Queste osservazioni dovranno essere valutate nel testo definitivo.
Piccoli Comuni: contributo fino al 100%
Per gli edifici di proprietà e in uso ai Comuni fino a 15.000 abitanti, lo schema correttivo prevede un contributo fino al 100% delle spese ammissibili per un primo intervento. Per gli interventi successivi, l’incentivo scenderebbe all’80%, nel rispetto dei massimali e delle altre condizioni applicabili.
Su questo punto le Regioni hanno chiesto di consentire il riconoscimento del contributo fino al 100% per un intervento ogni anno, così da agevolare la riqualificazione progressiva del patrimonio comunale.
Si tratta di una proposta che non è automaticamente recepita: sarà necessario attendere la versione definitiva del decreto per capire quale soluzione verrà adottata.
Pagamenti, controlli e documentazione
Tra le modifiche previste dallo schema figura anche una nuova soglia per il pagamento degli incentivi alle pubbliche amministrazioni: per le richieste ad accesso diretto, l’erogazione in un’unica soluzione sarebbe prevista fino a 50.000 euro, mentre gli importi superiori verrebbero rateizzati.
Il testo interviene inoltre sui controlli del GSE e sul recupero di eventuali somme non dovute. Quando il contributo viene riscosso da un soggetto incaricato dal beneficiario, il recupero potrebbe riguardare anche quest’ultimo, nei limiti degli importi effettivamente ricevuti.
Sono previste modifiche anche alla documentazione energetica richiesta. In questo ambito, le Regioni hanno proposto di precisare l’obbligo di presentare l’Attestato di Prestazione Energetica (APE) a fine lavori anche quando l’intervento non comporti un cambio di classe energetica dell’edificio.
Requisiti tecnici: attenzione alle biomasse
Lo schema aggiorna infine alcuni requisiti tecnici per gli interventi ammessi agli incentivi.
Per i generatori alimentati a biomassa, ad esempio, vengono rivisti i coefficienti utilizzati nel calcolo del contributo, con valori premianti legati alla riduzione delle emissioni di particolato primario. Il coefficiente massimo previsto arriva a 1,5.
Le modifiche riguardano anche altri ambiti, tra cui schermature solari e illuminazione. Per valutare l’effettiva ammissibilità di un intervento sarà quindi fondamentale verificare i requisiti che saranno confermati negli allegati del decreto definitivo.
Cosa attendere ora
L’intesa in Conferenza Unificata avvicina la revisione del Conto Termico 3.0 alla conclusione dell’iter, ma le novità descritte restano contenute in uno schema di decreto.
Per pubbliche amministrazioni, imprese e professionisti il prossimo riferimento sarà il testo definitivo, insieme alla sua data di entrata in vigore e agli eventuali aggiornamenti delle regole applicative del GSE.
Una maggiore chiarezza sulla gestione delle risorse e sulle modalità di accesso sarà decisiva per programmare gli interventi di efficientamento e rendere gli incentivi uno strumento concretamente utilizzabile.


